Notte degli Oscar: storia di un sequestro emotivo

Lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock, durante la notte degli Oscar 2022, ha fatto il giro del mondo, rimbalzando da un social all’altro, attraverso immagini, video, meme, commenti e i giudizi più disparati. Si è parlato di body shaming, di violenza (quella fisica di Smith e quella verbale di Rock); si è parlato di condanna e di redenzione; si è messo in scena lo spettacolo dentro lo spettacolo che tanto appassiona oggi un pubblico bulimico di notizie sensazionali, su cui esercitare la propria libertà di opinione, sbandierandola, talvolta, con la stessa violenza che si condanna.

Giudicare, in questi casi, è la cosa più facile del mondo. Meno semplice è prendersi il tempo e lo spazio per una riflessione che permetta di capire.

Io mi astengo dal giudicare. Il mio giudizio, come quello di chiunque altro, vale uno diviso otto miliardi = 0,0000000125%, una percentuale troppo piccola perché abbia un senso darle importanza. Preferisco utilizzare questo spazio per raccontare quello che è veramente successo in quegli attimi (ovviamente se escludiamo l’ipotesi che l’episodio sia stato costruito ad arte, per aumentare l’audience).

Stiamo dunque ai fatti. Chris Rock, ad un certo punto della serata, rivolgendosi a Jada Pinkett Smith (moglie di Will) dice: “Jada, ti voglio bene. Soldato Jane 2, non vedo l’ora di vederlo!”.

Will Smith dapprima sorride, poi si alza con disinvoltura, si avvicina a Rock e gli tira uno schiaffo in piena faccia. Preso un po’ alla sprovvista, il comico  commenta: “È stata la più grande notte nella storia della televisione”, mentre shock e stupore calano negli studi. Rock prosegue: “Era solo una battuta” e, come risposta, Smith gli urla contro due volte:“Tieni fuori mia moglie da quella fottuta bocca”.

La risposta laconica di Chris Rock è:“Lo farò”.

Che abbia ragione l’uno o l’altro è questione che, personalmente, troviamo scarsamente rilevante in GMC. Consideriamo più interessante spiegare quali meccanismi hanno agito in quei pochi momenti.

Da un punto di vista scientifico, la battuta di Rock ha innescato in Will Smith quello che tecnicamente si definisce sequestro emozionale.

Una parte del nostro cervello, l’amigdala, è responsabile di monitorare i pericoli ai quali siamo esposti. Quando l’amigdala registra un episodio come pericolo (e non è detto che lo sia realmente), interviene, predisponendo il nostro corpo a reazioni di attacco o fuga, attraverso la produzione di adrenalina e noradrenalina. Se questa produzione è, per così dire, in eccesso, la nostra parte razionale, che ha tempi di reazioni più lunghi, non riesce a mediare l’istinto di protezione che attiva il nostro corpo e lo spinge all’azione (in questo caso uno schiaffo).

L’aspetto interessante da sottolineare è che il Will Smith che sale sul palco e schiaffeggia Chris Rock, per così dire, è una persona diversa da quella che, alcune ore dopo, posta le sue pubbliche scuse all’attore e comico. Il primo Will Smith, in preda ad un sequestro emozionale, fa quello che l’amigdala gli “consiglia”: protegge qualcosa. Che sia la moglie, la tribù famiglia, se stesso non lo sappiamo. Sappiamo che la neocorteccia di Will Smith, responsabile di moderare l’impatto delle sue emozioni non fa in tempo ad entrare in azione, lasciando libero sfogo all’istinto “animale”. Il secondo Will Smith (quello delle scuse), una volta scesa la temperatura emotiva del momento, valuta in modo più razionale e “distaccato” quanto successo e ritiene più saggio optare per una posizione decisamente meno guerriera.

Quindi, al di là dei facili giudizi, la scienza ci dice cosa è accaduto… Ed è tutto qui!

La storia dei nostri due protagonisti non è niente di diverso da quello che quotidianamente sperimentiamo quando mostriamo il dito medio dall’abitacolo della nostra vettura all’automobilista che ci taglia la strada, o quando c’imbattiamo nel furbetto di turno che salta la coda al supermercato o ancora quando aggrediamo verbalmente qualcuno perché ci sentiamo offesi dal suo comportamento.

La gestione delle emozioni è un’abilità che si può apprendere, diventando consapevoli di quello che proviamo, capaci di regolare l’impatto che le nostre emozioni esercitano sui nostri comportamenti ed educandoci ad ascoltare le emozioni altrui, con l’obiettivo di rendere migliori le relazioni interpersonali.

Già saper fare questo, ci permetterebbe di vedere meno schiaffi o parole grosse che volano e, forse, potremmo commentare sui social un mondo un poco migliore.

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